Presintesi del trattato
trinitario
Il nucleo essenziale della
Dottrina sulla Trinità può riassumersi così:
l'Essere divino sussiste in una triplicità di Persone.
Un'unica Natura Divina è posseduta da tre persone uguali
e distinte: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; il Figlio
procede dal Padre, lo Spirito Santo dal Padre e dal Figlio
come da un unico principio; la derivazione (o processio) del
Figlio dal Padre è una generazione; quella dello Spirito
Santo dal Padre e dal Figlio non è generazione e viene
chiamata spirazione; la natura divina è numericamente
una e tra le persone divine c'è una mutua (reciproca)
«coinsessione»e «inabitazione».
Il mistero della Trinità non viene proposto nella rivelazione
ebraica del V.T., che ha solo dei presagi e degli annunci
velati la cui cifra di interpretazione si trova altrove. Troviamo
in esso la forte personificazione della Sapienza nei libri
sapienziali: (cfr.: Prov., VIII-IX; Ecclesiastico XXIV; Sap.,
VII, 22-28; le prerogative del Messia: Salmi, II, 7; CX, I;
Is., IX, 5). La sua rivelazione è compiuta dal Cristo
ed è parte essenziale della predicazione degli Apostoli.
L'urto decisivo tra il Cristo
e gli esponenti della cultura ebraica avvenne proprio su questo
punto: al rigido e formale monoteismo ebraico del tempo non
riuscì in nessun modo accettabile l'idea del Messia
Figlio di Dio e di Dio Padre: percepivano chiaramente che
il Figlio avrebbe avuto la stessa natura del Padre - due persone,
dunque due entità distinte.
Per spiegare questa dottrina la catechesi apostolica, quando
si volge alle genti, non fa leva sulla facilità con
la quale i gentili ammettevano la pluralità degli dei.
Anzi lo schema generale della prima catechesi è questo:
Preliminare rinuncia al politeismo; adesione ad un solo Dio,
il Dio degli Ebrei, il quale ha un Figlio uguale a lui e da
lui mandato nel mondo. Tra e da il Padre e l'Unigenito c'è
lo Spirito Santo. La grande massa dei cristiani accetta il
mistero la cui complessità si contrappone alla semplicistica
presentazione che il paganesimo faceva della divinità;
quelli che vengono alla fede dalla cultura dell'epoca cercano
di dare una ragione all'accettabilità di questo mistero.
Tra i primi cristiani la grande massa rimane contenta dell'insegnamento
semplice, ma quelli che vengono alla fede dal mondo della
cultura cercano di dare significato ai termini del mistero.
Incomincia così con Giustino, Origene, Tertulliano
e alcuni scrittori preniceni il lavoro di approfondimento,
che continua poi nella patristica e soprattutto nella teologia
scolastica.
Unità e Trinità di Dio: alcuni tentativi di
semplificazione conducevano ad eliminare l'uno o l'altro dei
due stremi, ora la trinità, ora l'unità. Così
nei primi secoli, monarchiani, sabelliani, ariani eliminano
il Mistero riducendo le tre Persone ad una soltanto, oppure
riducendo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo alla categoria
di esseri intermedi, come a dire che un Dio unico ha una triplice
denominazione o una triplice funzione.
Ario porta l'opposizione al cuore del problema con il dilemma
che egli crede insolubile e invalicabile: o ci sono due "aghennetos"
(ingenerati) e allora gli dei sarebbero due oppure c'è
un solo "aghennetos" (il non generato) che è
il Padre e allora il Figlio è una creatura.
Per una via opposta si giunge in seguito al "Triteismo",
una formulazione che sembra approdare al politeismo: è
una posizione che identifica la natura con le persone ( se
sono tre le persone, tre sono anche le nature). Riccardo da
S. Vittore (De Trinitate, 6 II) e S. Agostino (De trinitate
15, 9) superano le difficoltà liberandosi da una considerazione
statica e affermando l'aspetto dinamico della Trinità:
se la Natura divina è Vita non si può considerare
solo in rapporto all'essere ma anche a quello del "procedere".
La considerazione dell'essere porta all'unità della
natura, quella del vivere alle differenziazioni delle persone.
Un grande apporto di cui si è avvalso S. Agostino è
stato quello recato dai "Cappadoci" (Cfr. Gregorio
Nazianzeno, Orationes, 31, 8; Gregorio Nisseno, Tract. ad
Ablabium, 45, 134) che introducono il concetto di "relazione
sussistente". Le tre persone esistono come relazione
reciproca in un solo Essere posseduto in comune. Entità
unica, procedere differenziato nelle Persone.
Su queste basi la teologia scolastica si muove per una sistemazione
teologica che rappresenta uno dei più luminosi risultati
della mente umana.
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